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La mostra che si è conclusa il
14 Marzo con una discreta affluenza di pubblico è la prima grande esposizione
antologica dell'opera pittorica di Angelo Maria Landi.
Pittore schivo in vita, anche se attentissimo agli avvenimenti artistici che lo
circondavano, Landi non ha praticamente un mercato, nel senso che oggi si
attribuisce a questa parola (in verità con poco senso della realtà) come scambio monetizzato
delle opere d'arte. Durante la sua lunga vita Landi non ha mai coltivato amicizie di critica e
pochissimo quelle di operatori del mercato artistico (qualche contatto a Prato,
altri a Milano, qualcuno fuori d'Italia). E tutto sommato questa sua ritrosia
verso il tradurre in cifre la sua opera di pittore era più il rifiuto di un
confronto con la realtà (che pure tanti suoi amici e colleghi quotidianamente
affrontavano) che non il disprezzo per il "vile denaro".
L'assenza di
interesse verso il mercato lo portava spesso a sottovalutare o a sopravvalutare
la sua produzione, non avendo quasi mai un riscontro con le risposte del
pubblico. Eppure la sua opera, attraverso la maturazione degli anni, era ben
degna, e sicuramente spesso anche più raffinata e colta rispetto alla produzione
dell'entourage nel quale si muoveva: Conti, Marino Marini, Capocchini,
Tordi, Checchi, Colacicchi, Cavalli, tutti suoi carissimi amici e spesso sodali
in mostre ed esposizioni collettive, hanno già avuto una notevole rivalutazione
dal mercato che, un po' stremato dalle fatiche di star dietro alle avanguardie
sempre sopravvenenti, sembra cerchi di consolidarsi su opere più "ferme" nel
tempo.
Questa carenza attuale di mercato delle opere di Landi - dovuta anche al
fatto che i dipinti ancora in circolazione non sono più di centocinquanta -
potrebbe però rappresentare un buon segno per il futuro, nel senso che già in
questa esposizione qualcosa si è mosso e qualche valutazione reale ha fatto la
sua comparsa in scambi limitati ma promettenti.
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